Della realizzazione di una stazione Tav nella provincia di Frosinone si parlerà, finalmente, nella Consulta dei Sindaci del Cassinate.
Il presidente, il sindaco di Cassino Enzo Salera, pressato da più parti, ha portato l’argomento all’ordine del giorno, al punto due; si parlerà prima dell’aumento dei costi di irrigazione stabiliti dal Consorzio di Bonifica Valle del Liri.
Lo “scippo” (per ora tentativo) della stazione Tav da parte del nord della provincia merita una presa di posizione forte e decisa da parte del territorio. Tra l’altro, che senso avrebbe una stazione a soli 60 chilometri da Roma, già raggiungibile in una trentina di minuti?
Occorre, invece, ribadire che la localizzazione nel Cassinate non è dettata da motivi campanilistici, semmai non è affatto difficile dimostrare il contrario, e stilare un documento unico e chiaro, supportato da studi e dati, con il quale dimostrare che la stazione nel Cassinate avrebbe innanzitutto una ragione di essere, grazie all’impatto positivo massimo e reale su un territorio molto vasto, con un bacino d’utenza formidabile, crocevia di tre regioni (ma anche l’Abbruzzo) ed almeno quattro province, esattamente a metà strada tra Roma e Napoli.
Un’opera attrattiva per le aree interne ma anche per quelle del litorale Pontino, per non parlare della presenza di Università, Fca, abbazia di Montecassino, ecc..
E poi innestata su una rete di comunicazione sia longitudinale che trasversale, sia su gomma che su rotaia (nel Pontino proprio in questi giorni si vuole accelerare sulla realizzazione della Pedemontana e sul raddoppio della Cassino-Mare, e sta andando avanti la realizzazione della linea ferroviaria da Gaeta fino al Cassinate, via Terme di Suio).
Il territorio si aspetta un atto di protesta ma soprattutto un atto di ragione, forza e compattezza.
L’eventuale ordine sparso, latitanza di sindaci e/o documenti poco incisivi e convincenti sarebbero una presa in giro per i cittadini ed un boomerang, un segno di abdicazione, i cui effetti negativi sullo sviluppo e sulla crescita si pagheranno per i prossimi cento anni.










