Nonostante la lettera scritta dal presidente Fca Jhon Elkan ai lavoratori degli stabilimenti automobilistici italiani, con il quale tranquillizza le maestranze e le esorta a continuare a profondere impegno, il “dopo Marchionne” preoccupa i lavoratori della fabbrica di Piedimonte San Germano; e non solo.
Il passaggio di consegne tra il manager abruzzese, che lotta contro la morte in una clinica di Zurigo, ed il nuovo assetto manageriale del gruppo, totalmente straniero nei ruoli cardine, alimenta preoccupazioni non solo nello stabilimento cassinate ma anche negli altri italiani, particolarmente quelli lontano dalla casa madre torinese.
Il futuro è totalmente incerto; sembra esserci alle porte un’accelerata nel processo di “mondializzazione” della fabbrica italiana, anche attraverso una nuova probabile fusione con altre aziende mondiali (si parla insistentemente del gruppo Hyundai), che potrebbe danneggiare gli insediamenti italiani.
E’ noto, ad esempio, il maggior costo del mercato del lavoro in Italia rispetto a tanti altri paesi.
Mancando sangue … “italiano” nelle vene del nuovo management, i ragionamenti operativi gestionali potrebbero guardare più su strategie di pura convenienza finalizzate all’aggressione del mercato globale, magari trascurando la tutela degli stabilimenti presenti sul territorio italiano.
Non tranquillizza neppure il lancio di 26 nuovi modelli di auto; solo sei dei quali saranno prodotti negli stabilimenti italiani.
Ma le preoccupazioni hanno un alleato (l’elevata innovazione industriale presente nello stabilimento cassinate che magari sarà determinante per la sua sopravvivenza) e una promessa, quella fatta il mese scorso da Balocco, nel corso della presentazione del Piano 2002.
Fu lo stesso Marchionne a dichiarare che l’azienda punterà sulle auto elettriche in sostituzione del diesel e sul segmento Premium, quindi sui marchi Alfa Romeo (cioè Cassino) e Maserati.
Non resta che attendere.










