Belmonte Castello (FR) – Addio ad Alessandro Merucci, un ragazzo speciale e generoso con tanti sogni da realizzare

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La morte di un adolescente è già inaccettabile in senso lato. Quando ne vivi le emozioni da vicino, durante un funerale celebrato su un campo sportivo, in mezzo ad una vegetazione rigogliosa, che mal si concilia con il dolore, è uno strazio infinito. Così come è accaduto oggi pomeriggio a Belmonte Castello (FR), tra quelle montagne che sanno parlare di bellezza, di sport, di forza. Quasi mai di distacco. Eppure, oggi quello scenario naturale da incanto è stato testimone muto dell’addio ad Alessandro Merucci, deceduto in casa per un malore. La bara bianca è stata portata a spalla da casa sua in quel campetto che simboleggia il suo mondo, la sua passione più grande.

E infatti, schierati come per una partita, c’erano i suoi allievi e i suoi compagni della società United Cominium. Tutti in lacrime, come i suoi compagni di scuola, i professori dell’Itis Majorana di Cassino e gli ultras del Cassino che sistemavano, ad occhi bassi, la sciarpa sulla rete di recinzione. Intorno, centinaia di persone. Nel campo ma anche fuori, sui muretti, in strada. Attoniti. Muti.

Don Angelo forse ha fatto fatica a trovare le parole giuste ma ci è riuscito al termine della messa, quando ha ricordato un episodio del passato. Quando Alessandro gli aveva chiesto come si fa a restare nell’eternità. Ama e basta, aveva risposto il prelato. “E allora sono ci sono vicino” aveva replicato quel ragazzo così sensibile. Dimostrando di essere sempre nella giusta connessione con gli altri. Non a caso, infatti, era diventato il punto di riferimento per tanti coetanei. Lo ha confermato il cugino, che nel suo emozionante ricordo ha ripercorso gli anni trascorsi insieme, i giochi, il pallone, il sogno d’infanzia di diventare calciatori della Juve e andare a vivere a Torino. Ma anche la sua testardaggine. “Noi, cugini amici per la pelle che ci siamo confidati tante volte. Che volevamo trascorrere un’estate indimenticabile. Sei stato la mia spalla per tutta la mia vita. E continuerai ad esserlo”.

Sono tante le persone che non dimenticheranno Alessandro e che gli sono grati per sempre. Come la squadra che ha allenato e che si è definita “la tua seconda famiglia”. “Avevamo un sogno, quello di vincere un campionato tutti insieme. Con te al comando ci siamo andati vicinissimi, purtroppo non riuscendoci ma creando un rapporto infinito che rimarrà per sempre. Il tuo sogno lo porteremo a termine per te. Con quella stessa passione che ci ha uniti”.

“Ti ringraziamo per averci donato sorrisi, gioia, affetto” ha detto un familiare parlando di un cuore colmo di amore. La tua Belmonte ti ricorderà come quel ragazzo straordinario, buono e generoso che eri. Nessuno potrà mai dimenticare il tuo sorriso e l’amore che hai saputo donare a tutti noi”.

Ricordi, affetti straziati dal dolore, ma era nulla ancora di fronte alle parole di mamma Sonia, che a nome di tutta la famiglia ha trovato la forza per ringraziare tutte le numerose comunità, a partire da quella di Belmonte, che si sono strette a lei e alla sua famiglia per portare conforto, per dare una testimonianza, un messaggio, per condividere un momento così lacerante. Come solo una mamma sa fare, si è rivolta al suo Alessandro definendolo “il mio brontolone preferito, l’avvocato delle cause perse…ma noi ti amiamo così, con il sorriso e la passione per il pallone. Real Cassino, Cassino Calcio, United Cominium Polisportiva Scuola Calcio. A testa bassa, dopo pochi mesi sei diventato straordinario. Oggi i tuoi piccoli sono qui. E proprio sul campo di calcio ti diciamo addio, abbracciati da tutte le scuole che hai frequentato, dai tuoi amici”. Grazie per aver reso la nostra vita meravigliosa con il tuo essere unico e speciale”.

A chiudere i ricordi, una coetanea che ha rievocato alcuni momenti di serenità e ha promesso che Alessandro resterà sempre nei cuori di tutti gli amici. Gli stessi che oggi indossavano tutti la stessa t-shirt per sentirlo accanto. La lunga e partecipatissima cerimonia che ha reso necessario, per la sua particolarità, la presenza della CRI, della protezione civile e della polizia locale, si è poi conclusa con il corteo verso il cimitero del paese. Lì un’altra ferita per una famiglia distrutta, per un fratellino che soffre un dolore immenso. Ma è una famiglia che non sarà lasciata sola.

Simone Pagano

 

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