“Omertà” è una delle parole spese con maggiore indignazione in merito al delitto Morganti, che si è svolto all’esterno di un locale nel centro di Alatri, frequentatissimo il venerdì sera. Non ci sta a sentirla ripetere in continuazione, il presidente della Provincia di Frosinone, Antonio Pompeo. Reagisce a tutto il fango che sta cadendo sulla Ciociaria e dichiara: «Alatri non è certo una città omertosa».
Lo sdegno non è nato immotivatamente: ci si domanda come sia possibile che si faccia tanta fatica a ricostruire l’accaduto, con tutti i testimoni che dovevano esserci quella sera. Già nella sua conferenza stampa, il procuratore De Falco aveva lamentato il silenzio che ostacolava le indagini. Intanto, vicino il Miro Music Club, continuano a spuntare scritte che invitano a parlare tutti quelli che sanno.
«Il vile assassinio di Emanuele Morganti indigna le nostre coscienze e va condannato in maniera netta, auspicando che la giustizia faccia il suo corso in tempi rapidi e che i responsabili vengano puniti come meritano» ha dichiarato Pompeo. «Tuttavia» aggiunge «passato il clamore mediatico di questi ultimi giorni, sento l’obbligo di riaffermare un’immagine della città di Alatri e del nostro territorio in generale che non è quella che purtroppo è stata raccontata. Alatri non è certo una città omertosa, non è una città dove l’illegalità la fa da padrona, dove il rispetto, la civile convivenza e la presenza delle istituzioni sono marginali. Alatri è una città dalla storia millenaria, di tradizioni e di cultura, una delle cittadine che rappresentano al meglio lo spirito di accoglienza, di generosità, di rispetto del popolo ciociaro. Valori con i quali un intero circondario si è stretto attorno alla famiglia di Emanuele, dimostrando di essere una comunità in cui i legami sono forti e autentici e nessun atto, seppur feroce come questo vile assassinio, può intaccare o far venire meno».
«Ed è proprio il rispetto che si deve alla memoria di Emanuele e alla sua famiglia – continua il presidente Pompeo – a imporci l’obbligo di riaffermare la verità. Non farlo e lasciar passare sotto silenzio un’immagine della nostra terra che non corrisponde alla realtà sarebbe l’alibi più forte che daremmo a chi ha compiuto questo massacro: non sarebbe giusto per Emanuele, per la nostra terra, per gli sforzi che ogni giorno portano avanti con sacrificio e impegno le istituzioni e i cittadini. E soprattutto non sarebbe giusto per il futuro che vogliamo costruire per i nostri figli».










